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Articolo 3.0

Nuvole e cadute felici.

Chi da bambino non è stato con il naso in su a guardare a bocca aperta ,assorto in piena osservazione le nuvole, chi non cercava di carpire quale forma assumeva un attimo prima che il vento la rielaborasse in un altra possibile immagine?

Effimere e transitorie come la nostra stessa esistenza.

L’artista olandese Berndnaut Smilde , ha pensato l’impossibile e tale vacuità l’ha “presa” e ce l’ha riportata dentro le stanze, inaspettatamente.

Questa immagine non è un fotomontaggio, Smilde ha fatto molte ricerche sulle nuvole e ha trovato un materiale l’aerogel, una sostanza fatta al 99,8% d’aria  per ricreare in ambienti chiusi semplicemente le nuvole, la sua installazione consiste nella scelta del luogo e dello scatto fotografico, che fugace ruba quell’attimo sospeso che poco dopo svanisce. L’artista olandese parlando del suo lavoro dice “ la prospettiva nel mio lavoro è spesso soltanto una facciata che ha che fare con le domande sulla perfezione e sull’ideale”. Sicuramente in modo prorompente ci ricorda la connessione fra noi e la natura, ed ad interrogarci su quello spazio osservato in modo diverso.

La Nuvola di Massimiliano Fuksas

L’Architetto Massimiliano Fuksas invece, ha  trasformato la “Nuvola” di  Smilde  in pura architettura, il nuovo Centro Congressi  Roma Eur è sicuramente  un’opera di grande impatto.

Il progetto si compone da una grande scatola di vetro che contiene  la “Nuvola “che ospita un auditorium per 1800 persone e vari punti di ristoro , ed un grande ma sottile parallelepipedo destinato a struttura ricettiva.

La Nuvola messa nella scatola è un struttura creata con nervature in acciaio e rivestita da un telo di circa 15.000 mq.

Il dualismo fra interno-esterno e viceversa è totale, il continuo tentativo dell’uomo di  costruire ed imprigionare l’ inafferrabile.

 

Mi domando se tutte queste riflessioni sulle nuvole siano giuste, sia in arte che in architettura , dato che siamo circondati da una realtà  pesante, naturalmente per chi la vuol vedere e non chiudere gli occhi.

Ma la risposta ce l’ho ,si e comunque si, altrimenti la bruttezza ci schiaccerebbe.

Concludo per asseverare la mia tesi con il titolo di un libro uscito da poco , letto in una notte che consiglio vivamente di leggere anche ai più anziani di età, ma immensamente giovani nell’anima:

“ Eppure cadiamo felici” di Enrico  Galiano

Questa è la frase di un verso di Rilke , che la protagonista Gioia si scrive ogni giorno sul braccio, attenti bene non la tatua perché altrimenti con il tempo perderebbe di significato (come un cartellone pubblicitario) , la scrive ogni giorno per ricordarsi il senso di cio’ che desidera nonostante tutto. 

EPPURE CADIAMO FELICI

By Irene Pini

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